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Genitori perfetti con figli quasi perfetti!

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Genitori perfetti .., con figli quasi perfetti…!

Se guardiamo ai manuali di psicologia, come alla maggior parte delle riviste del settore, oppure alle credenze popolari imposte dalla società moderna che sempre più spesso evidenziano i bisogni e le cure dei figli, che tendono a prevalere su quelle dei genitori, questi ultimi vengono spesso colpevolizzati e responsabilizzati di fronte al giudizio pubblico.
E' veramente possibile secondo voi parlare di responsabilità e di colpa dei genitori.…? Onestamente, devo ammettere di avere molti dubbi in merito.
Anche se può sembrare uno stereotipo, è comunque una credenza comune quella di dare spesso la responsabilità delle azioni dei figli agli stessi genitori (anche da un punto di vista legale, i genitori sono responsabili per i figli, soprattutto se minori). Non molto tempo fa, infatti i notiziari hanno riportato il caso di un tribunale che ha ordinato ad un genitore di continuare a mantenere il figlio/a ultratrentenne, in quanto disoccupato, dopo che questi lo aveva denunciato per mancanza di sostegno o supporto economico. A tal proposito, vorrei spezzare una lancia a favore dei genitori, che anche troppo spesso, sono sopraffatti dalle difficoltà della vita quotidiana, oltre che dai loro problemi personali e quelli degli stessi figli.
Tali difficoltà, vanno dal lavoro del genitore stesso, al cercare di gestire le esigenze del minore, spesso trascurando se stessi e loro esigenze personali a scapito del loro equilibrio sia emotivo che psicologico, il quale, se perduto tende a scaricarsi sui figli stessi, come in una sorta di circolo vizioso senza via d'uscita.
Grazie alle mie esperienze professionali, mi sono trovato spesso nella condizione di mediatore tra genitori e figli, comprendendo così, quanto sia molto difficile puntare il dito su eventuali colpe dei genitori ed ancor meno dei figli.
A questo punto, potrebbe nascere la domanda spontanea, ma allora di chi sono le colpe....? Onestamente, non credo che la ricerca di un colpevole possa aiutarci a capire e quindi affrontare tale problema, infatti, credo che il nostro obbiettivo sia quello di capire e comprendere le varie difficoltà, astenendosi da qualunque forma di giudizio, sia etico che morale, nei confronti dei genitori.
Tra i fattori che vanno presi in considerazione nei rapporti tra genitori e figli troviamo spesso una scala di scelte e di priorità dei primi, nel decidere che cosa ha più valore ed importanza. Tutto questo, viene spesso, fatto o deciso inconsapevolmente, senza pensarci, quasi istintivamente, perché sempre troppo presi e stressati dalle difficoltà quotidiane. Raramente, i genitori trovano il tempo per sedersi ad un tavolo e ragionare sui valori che vorrebbero trasmettere ai propri figli e studiare il modo giusto per farlo.
Secondo Bettelheim (1987), "non esiste un manuale che "insegni" l'arte del genitore ma offre spunti di riflessione per sensibilizzare coloro i quali desiderano essere "genitori passabili", ossia persone (piuttosto che ruoli) attente a cogliere nel proprio figlio le attitudini e l'indole che lo caratterizzano e lo rendono unico; che possono essere distanti/opposte o vicine/affini con le attitudini e peculiarità del genitore o alle sue aspettative. Credo che sia questo il messaggio che vuole regalare l'Autore: nutrire e prendersi cura di ciò che si vede nel figlio, aiutarlo ed accompagnarlo ad essere ciò che il figlio stesso desidera essere".
Proprio per questo motivo, e per il fatto che gli stessi genitori non sono provvisti del "manuale del perfetto genitore", quello che spesso succede, è che il modello di riferimento che i genitori usano nell'applicazione della loro genitorialità fa riferimento a ciò che hanno imparato a loro volta dai loro stessi genitori sin da quando erano bambini, con i dovuti aggiustamenti dei casi, a seconda di quanto condividessero o meno le opinioni e le modalità di quest'ultimi.
S'intuisce facilmente, in questo modo che, proprio per questo motivo, condannare e giudicare i genitori per i loro errori risulti alquanto sterile e decisamente poco utile per tutti.
Infatti, molti degli errori che a volte i genitori commettono (ovviamente inconsapevolmente), ricadono spesso, in quello che noi professionisti del settore definiamo inconscio, in altre parole, quel mondo a noi sconosciuto e nel quale frequentemente risiedono le motivazioni che spingono i genitori a decidere cosa è giusto o sbagliato fare o meno, in quella determinata circostanza.
Mi sono ritrovato spesso a pensare come la "carenza di informazioni" sia la causa principale di quegli errori di cui parlavamo pocanzi e, che risulta essere determinante nelle decisioni che lo stesso genitore, si trova ad affrontare nell'educazione dei figli.
Un esempio di tutto ciò, potrebbe essere la credenza (soprattutto nel Sud d'Italia) che molti genitori delle generazioni precedenti avevano, in merito ai riconoscimenti verbali come forma educativa nei confronti dei figli, il cui principio di base era "se lo tratto male o lo maltratto facendolo soffrire forse riuscirà a reagire con una tale forza ed energia che gli permetteranno un giorno di farsi strada nella vita". Come si può intuire facilmente, questo è un tipico esempio negativo di questa modalità usata dai genitori che si può riassumere in un insieme di quelle forme di svilimento e denigrazione verbali, (quali: sei un perdente, un fallito/a, uno stupido/a, non ci riuscirai mai, ecc…).
Le nuove e più attuali conoscenze sia in ambito psicologico che sociale hanno dimostrato esattamente il contrario. Infatti, sia la ricerca che la bibliografia hanno potuto verificare come le forme di incoraggiamento e di fiducia trasmesse con messaggi verbali positivi (contrapposti a quelli negativi) propri figli, (quali; buon lavoro, sei stato/a bravo/a, complimenti per il successo, ecc…, anche se questo non è stato totale, ma solo parziale, al fine di consentire quel senso di sicurezza tale da poter nutrire ed incoraggiare il livello di autostima personale del figlio/a, che permetterà in futuro il superamento di tutti quegli ostacoli che questi si troverà ad affrontare nella vita.

Quanti di voi possono identificarsi o ritrovarsi in queste modalità educative, sia nel ruolo di figli di un tempo, che nel ruolo di genitori di oggi?
Come mai secondo voi i genitori mettevano in atto questi comportamenti denigratori nei confronti dei figli….? A voi lascerò il compito di poter comprendere il vostro messaggio…!


Dr. Massimo A. Mancini

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